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Gli infortuni ai muscoli posteriori della coscia sono comuni nel calcio, costituendo il 12% di tutte le lesioni muscolari e provocando lunghi periodi di stop.

Il rinforzo del tronco può ridurre significativamente il rischio, migliorando stabilità e controllo neuromuscolare.

 

Cause Comuni degli Infortuni agli Hamstring – muscoli posteriore della coscia

  • Infortuni precedenti
  • Scarsa flessibilità
  • Debolezza nella stabilità del core- tronco
  • Squilibri muscolari

 

Esercizi efficaci per il rinforzo del core

Esercizi mirati migliorano l’attivazione muscolare e la stabilizzazione dinamica, riducendo fino al 50% le lesioni ai muscoli posteriori della coscia.

  • Plank classico

  • Ponti laterali – side bridges

  • Equilibrio su una sola gamba

  • Affondi

  • Esercizi con la palla svizzera come estensioni delle anche in posizione prona e roll-out

  • Nordic Hamstring exercise

 

Conclusioni

Il rinforzo del core riduce il rischio di infortuni, migliora anche il recupero e la performance degli atleti.

Eseguire questi esercizi almeno 2 volte a settimana è essenziale per aumentarne l’efficacia.

 

scritto da Fanfoni Sabrina


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La fascite plantare, nota anche come dolore al tallone, può rendere ogni passo doloroso, specialmente al mattino.

Colpisce spesso chi ha uno stile di vita sedentario, ma anche gli sportivi.

 

Ecco 5 metodi per gestire la fascite plantare e migliorare la funzionalità del piede

1) Rinforzo Muscolare: La Chiave per un Piede Più Forte
Il rafforzamento dei muscoli che supportano il piede può ridurre il dolore nel tempo, aumentando la capacità della fascia plantare di sopportare il carico. Tuttavia, il carico va personalizzato e gestito in base all’andamento.

 

2) Stretching: Un Alleato per la Mobilità della Caviglia

La mobilità limitata della caviglia è una causa comune di fascite plantare. Lo stretching mirato, in particolare del gastrocnemio, può migliorare la flessibilità e ridurre il dolore e le tensioni.

 

3) Terapia Manuale: Liberarsi dalla Rigidità

Tecniche di mobilizzazione della caviglia e trattamento dei trigger points tramite digitopressione possono ridurre le limitazioni in dorsiflessione della caviglia e diminuire lo stress sulla fascia plantare.

 

4) Calzature Adeguate: Scegli il Tuo Supporto Perfetto

Le scarpe giuste sono cruciali. Scarpe con un buon supporto dell’arcata plantare e un’adeguata ammortizzazione possono fare la differenza. Evita calzature troppo rigide.

 

5) Gestione del Carico: La Filosofia del Poco e Spesso

Il movimento non va evitato, ma calibrato. La filosofia del ”poco e spesso” consiste nell’eseguire pochi esercizi, ma con frequenza. Allungamenti o spinte del piede ogni due ore prevengono il sovraccarico e favoriscono il recupero.

 

Conclusioni

La fascite plantare si può curare. Con il giusto approccio si cammina liberamente e senza dolore.
Con costanza, è possibile migliorare la qualità di vita e riprendere il controllo dei propri passi.

 

scritto da Fanfoni Sabrina

 

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TENDINOPATIA: RIPOSO? NO, GRAZIE! LE REGOLE PER AFFRONTARLA IN MODO EFFICACE


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L’artrosi dell’anca è una condizione sottovalutata, nonostante sia frequente.

Ecco 5 suggerimenti pratici per migliorare il benessere di chi ne è colpito.

 

  1. L’esercizio fisico fa bene

L’esercizio fisico è la chiave per migliorare la funzionalità e gestire il dolore, ma deve essere adattato alle esigenze specifiche del paziente per ottenere i migliori risultati.

 

  1. Come gestire le riacutizzazioni del dolore

La terapia manuale può essere utile per affrontare i picchi di dolore a breve termine, ridurre la rigidità e migliorare la disfunzione. Si mette il paziente nelle condizioni d’affrontare gli esercizi, che daranno benefici a lungo termine.

 

  1. Progettare l’allenamento giusto

L’allenamento di forza e gli esercizi aerobici moderati sono essenziali. Tuttavia, è importante adattarne l’intensità e il carico in base alle condizioni e alle aspettative del paziente.

 

  1. Aderire al programma di riabilitazione

Spesso il dolore e la paura di muoversi rende difficile l’adesione al programma di esercizi. È cruciale individuare e affrontare le barriere psicologiche e sociali. L’aiuto di un fisioterapista può fare la differenza, motivando il paziente e supportandolo nel percorso di riabilitazione.

 

  1. Integrare l’esercizio nella propria routine

La costanza è fondamentale. L’artrosi è una condizione progressiva, quindi è importante fare dell’esercizio una parte quotidiana della propria vita per rallentare la progressione del disturbo e avere risultati duraturi.

 

Conclusioni

La gestione dell’artrosi dell’anca richiede un approccio personalizzato che combini educazione, esercizio fisico e gestione del dolore per migliorare significativamente la qualità della vita.

 

scritto da Fanfoni Sabrina


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Gli infortuni legati alla corsa sono molto comuni, soprattutto tra i corridori, e possono riguardare principalmente i tendini, le ossa, le articolazioni e la fascia plantare.

È fondamentale considerare i seguenti aspetti per prevenire o trattare correttamente questi infortuni e per tornare a correre il più rapidamente possibile.

 

 

1. L’età non è solo un numero

L’età è un fattore fondamentale per gli infortuni. Oltre i 40 anni, i problemi tendono a riguardare i tessuti molli, come tendiniti e lesioni muscolari, a causa della perdita di massa muscolare e maggiore rigidità.

I corridori più giovani, invece, sono più soggetti a infortuni ossei e articolari, come le fratture da stress o il dolore al ginocchio (ad esempio la Sindrome femoro-rotulea).

 

 

2. Perché alcuni si infortunano e altri no?

Gli infortuni nella corsa si verificano quando il carico di allenamento è superiore alla capacità dei
tessuti di sopportarlo. Ci sono fattori che possono aumentare il rischio di infortunio:
 l’età,
 lo stato di salute,
 l’alimentazione
 infortuni precedenti nella stessa area
 fattori psicosociali

 

 

3. Analisi della corsa

L’analisi si basa su due aspetti principali che possono aumentano il rischio di infortunio:
– **Meccanismo prossimale**: Se le ginocchia sono troppo vicine tra loro mentre corri (adduzione e rotazione interna del femore), si carica troppo il ginocchio e l’anca.
– **Over-strider o passo eccessivo**: Quando il piede tocca terra troppo avanti rispetto al corpo, aumenta lo stress su ginocchia e tibia, portando a infortuni.

 

 

4. Il polpaccio è fondamentale

 

Il polpaccio gioca un ruolo cruciale nella corsa, generando forze che arrivano fino a 11 volte il peso corporeo. È importante includere esercizi di forza e pliometria, come salti e salti con la corda, per preparare il polpaccio a sopportare questi carichi durante la corsa.

 

 

5. Quando e perché continuare a correre durante l’infortunio

Se le condizioni lo permettono, è importante continuare a correre anche durante la riabilitazione.
Correre aiuta a mantenere la forza, la forma fisica e la giusta motivazione. Per esempio, in caso di tendinopatia del tendine d’Achille, se i sintomi sono controllabili, correre con i giusti carichi può aiutare a evitare un calo di capacità fisica e favorire una ripresa più rapida.

 

 

Conclusione

Per prevenire e trattare gli infortuni da corsa, è fondamentale conoscere il proprio corpo, la propria età, la storia degli infortuni passati e applicare un programma di allenamento progressivo che includa forza, mobilità e correzioni della tecnica di corsa.
Uno fisioterapista può aiutarti a personalizzare un programma di prevenzione che ti consentirà di correre in sicurezza ed aumentare la tua performance.

 

scritto da Fanfoni Sabrina

 

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TENDINOPATIA: RIPOSO? NO, GRAZIE! LE REGOLE PER AFFRONTARLA IN MODO EFFICACE


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Quando si parla di tendinopatia, molti pensano subito al riposo, ma i tendini preferiscono il movimento. Il riposo completo può fare più danni che benefici. Scopriamo come affrontare al meglio questa condizione.

 

  1. La valutazione del tendine: conosciamo il problema

Ogni tendinopatia è diversa: il dolore non sempre riflette il danno reale. Alcuni avvertono dolore con danni minimi, altri no. È fondamentale valutare il tipo di tendine e la sua capacità di affrontare il carico, tramite storia clinica ed esame fisico.

 

  1. Tipi di tendinopatia: da cosa dipende?

 

  • Tendini reattivi: Solitamente si presentano in giovani pazienti con un sovraccarico acuto. In questa fase, il tendine è infiammato, ma può guarire da solo.

 

  • Tendini degenerativi: Più comuni negli adulti, questi tendini sono già disfunzionali prima dell’infortunio. La parte danneggiata non può più sviluppare la forza necessaria, ma possono essere riabilitati con il giusto carico.

 

  1. Come stabilire il giusto carico?

Il tendine ha una grande capacità di adattarsi ai carichi, ma attenzione: se carichi troppo, il dolore aumenta, se carichi troppo poco risulta poco efficace e prosegue il percorso degenerativo. È fondamentale partire con il carico adeguato e aumentare gradualmente.

 

Esistono 4 fasi per il trattamento:

 

  • Isometria e resistenza elevata e lenta (HSR): questi tipi di contrazioni sono ottimali per ridurre il dolore e riabituare il tendine al carico.
  • Carichi crescenti: Aumento progressivo dell’intensità, sempre tenendo conto dei limiti del tendine.
  • Movimenti funzionali: Attività più complesse come squat e affondi, correggendo eventuali difetti nei movimenti.
  • Pliometria, scatti e cambi di direzioni veloci: Se necessario per gli sportivi, si può arrivare a esercizi con salti e corsa, per testare la resistenza del tendine.

 

  1. Monitoraggio: come capire se stai esagerando?

È fondamentale monitorare i sintomi dopo ogni sessione di allenamento. Se il dolore aumenta il giorno successivo, significa che il carico è stato troppo elevato. Il tendine tende a migliorare durante l’attività, ma il vero test si ha nelle 24 ore successive.

 

 

Conclusione: il riposo non è la soluzione

La tendinopatia può essere frustrante, ma il riposo completo non è la soluzione. Il trattamento efficace prevede movimento, carico progressivo ed esercizi mirati. Uno specialista in fisioterapia può creare un programma personalizzato. Con il giusto approccio, potrai tornare a fare ciò che ami senza paura.

scritto da Fanfoni Sabrina

 


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Dopo la gravidanza, molte neomamme desiderano tornare in forma e riscoprire il proprio corpo. La ginnastica post-parto non solo aiuta a tonificare pancia e cosce, ma favorisce anche il benessere psicologico. Ecco come affrontare il recupero in sicurezza, rispettando i tempi del corpo.

 

Il Percorso di Recupero Post-Parto

1-Fase del Puerperio (0-6 settimane):

  • Riposo: Evita sforzi e posizioni erette prolungate.
  • Passeggiate leggere: Favoriscono la circolazione senza affaticare il corpo.

 

2-Fase: Recupero e tonificazione Progressivo

  • Focalizzarsi sul pavimento pelvico: Esercizi per prevenire l’incontinenza e accelerare il recupero

  • Attivazione addominale corretta: si eseguono esercizi a bassa pressione intraddominale per i muscoli trasversi associato alla contrazione dei muscoli pelvici e alla respirazione corretta

  • Stretching e mobilità della colonna: Essenziale per un corpo agile e flessibile

  • Rinforzo cosce e braccia: Mantieni la stabilità addominale durante gli esercizi

  • Esercizi funzionali: Progressione graduale dell’intensità e complessità degli esercizi.

Parto Cesareo: Tempi di Recupero

  • Riposare e aspettare che la cicatrice guarisca prima di iniziare esercizi intensi.
  • Evitare esercizi per gli addominali che sollecitano troppo l’area interessata per il tempo stabilito dal medico.
  • Concentrarsi su esercizi di rinforzo del pavimento pelvico.

Conclusione

Tornare in forma dopo il parto è possibile, ma è fondamentale rispettare il corpo e i suoi tempi. Consulta un esperto per creare un programma personalizzato e sicuro. Ricorda: Non avere fretta, ogni passo verso il recupero è importante!

 

scritto da Fanfoni Sabrina


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La distorsione di caviglia è un infortunio comune, sia negli sportivi che nella vita quotidiana. Per avere un recupero efficace non bisogna concentrarsi solo sulla caviglia, ma sull’intero arto inferiore, con un focus particolare sull’anca.

 

Perché il Legame tra Caviglia e Anca è Cruciale?

Questa connessione è fondamentale, così come la funzione degli abduttori dell’anca che, se deboli, aumentano il rischio di distorsioni. Una buona stabilità del complesso bacino-anca aiuta a mantenere il piede in posizione corretta durante l’andatura, prevenendo il rischio di infortuni.

 

Come l’Anca Influisce sull’Andatura e sul Rischio di Distorsioni?

La caviglia si adatta ai movimenti laterali, ma se non riesce a farlo correttamente, l’anca limita il movimento eccessivo. Se i muscoli abduttori dell’anca sono deboli, il rischio di distorsioni aumenta.

 

Perché una Riabilitazione Completa è Essenziale?

È riduttivo concentrarsi solo sul dolore, la mobilità articolare e il rinforzo muscolare della gamba.
Per ridurre il rischio di recidive e ottenere risultati duraturi, è fondamentale rafforzare anche i muscoli dell’anca, come il medio gluteo.

 

Come Prevenire e Trattare le Distorsioni di Caviglia in Modo Efficace?

Per una riabilitazione efficace, è necessario adottare un approccio globale. Rafforzare l’anca e stabilizzare il bacino migliora la meccanica del passo.  Un buon controllo neuromuscolare in tutto l’arto inferiore riduce il rischio di recidive e ottimizza la performance.

 

Punti Chiave della Riabilitazione:

  • Rafforzare i muscoli abduttori dell’anca per garantire stabilità.
  • Stabilizzare il bacino per migliorare la meccanica del passo.
  • Lavorare su tutto l’arto inferiore con un approccio neuromuscolare integrato.
  • Eseguire esercizi mirati per migliorare la stabilità e prevenire infortuni futuri.

Seguendo questi passaggi, accelererai il recupero e ridurrai il rischio di recidive.

 

scritto da Sabrina Fanfoni

 

 


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Il ritorno alla corsa segna una tappa fondamentale nel recupero da infortunio, rappresentando un passo verso la normalità e un rinforzo psicologico.

È essenziale che avvenga in sicurezza rispettando criteri di ripresa per evitare re-infortuni.

Criteri di Ripresa

  •  Tempo: Il principale criterio per il ritorno alla corsa è il tempo. Occorre che passino almeno 12 settimane, per far sì che il neo-legamento aumenti la sua resistenza alle sollecitazioni meccaniche.
  • Aspetti clinici:
     l’assenza di dolore
     un range di movimento del ginocchio superiore al 95% rispetto all’altro lato
     l’assenza di versamento articolare
     estensione completa del ginocchio (0°)
     flessione adeguata
  • Forza muscolare e capacità di movimento: I muscoli della coscia che sono i responsabili della stabilizzazione, devono essere forti almeno il 70% rispetto il ginocchio sano.
  • Test funzionali soddisfacenti: movimenti funzionali come il salto e lo squat su una gamba possono aiutare a valutare la capacità di controllo del movimento e la stabilità del ginocchio. Anche test per l’equilibrio offrono una valutazione della coordinazione dinamica essenziale per affrontare la corsa.

Conclusione:

Il ritorno alla corsa dopo una ricostruzione del LCA richiede un approccio personalizzato, poiché non esistono regole universali.

Ogni paziente va valutato in base a criteri temporali, clinici, di forza e funzionali.

L’approccio ideale considera le caratteristiche individuali e la progressione della riabilitazione.

Con valutazioni accurate e monitoraggio costante, il ritorno alla corsa può essere sicuro, graduale e mirato a ridurre il rischio di infortuni, migliorando le performance nel lungo periodo.

 

 

scritto da Sabrina Fanfoni


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La scapola è spesso trascurata quando si parla di problemi di spalla, ma è fondamentale per la salute e la funzione dell’articolazione. Va oltre il semplice supporto: è la base per un movimento stabile ed efficace. Per una riabilitazione duratura, è importante comprendere il ruolo della scapola e il suo corretto funzionamento.

Perché la Scapola è Fondamentale?

Il movimento della spalla è complesso e coinvolge diverse articolazioni e muscoli. La scapola funge da piattaforma per l’omero e la sua stabilità è essenziale per un movimento armonioso.
Senza una scapola stabile, l’omero non può muoversi correttamente, causando stress su tendini e muscoli, aumentando il rischio di dolore e infortuni.

Sinergia e Coordinazione: L’ Essenza del Movimento della Spalla

Il movimento armonioso della spalla dipende da un sistema neuromuscolare ben coordinato. I muscoli scapolo-omerali e scapolo-toracici devono lavorare insieme per mantenere la scapola nella posizione giusta e permettere all’omero di muoversi correttamente. Senza questa sinergia, il movimento diventa disordinato e i tendini della cuffia dei rotatori possono diventare vulnerabili.

La Scapola: Alleata della Cuffia dei Rotatori

La cuffia dei rotatori è essenziale per la stabilizzazione della spalla, ma senza una scapola stabile, la sua funzione è compromessa. Una scapola mal posizionata costringe i muscoli della cuffia a lavorare in condizioni sfavorevoli, aumentando il rischio di infiammazioni e lesioni.

Riabilitazione della Spalla: Un Approccio Completo

Per affrontare i problemi di spalla è necessario un approccio globale che consideri l’articolazione gleno-omerale, la scapola e il torace. Non basta lavorare solo sul range di movimento e sulla stabilizzazione della cuffia: è fondamentale attivare e coordinare i muscoli scapolari, integrandoli in esercizi più complessi che imitano i movimenti quotidiani.

Le Fasi di una Riabilitazione Efficace

Nella fase iniziale è importante recuperare la mobilità articolare, ridurre il dolore e attivare i muscoli specifici. Questo prepara la spalla per esercizi più complessi che riproducono i movimenti funzionali, mantenendo il corretto schema motorio. Solo così si può garantire un recupero completo e prevenire nuovi problemi.

Conclusione

La Scapola è la Chiave per una Spalla Sana La scapola è più di una struttura ossea: è il pilastro che guida il movimento della spalla. Per un recupero completo, è fondamentale riconoscerne l’importanza e integrarla in un piano riabilitativo che coinvolga l’intero sistema spalla-torace. Non sottovalutare il ruolo della scapola: è la chiave per una spalla sana e performante.

 

scritto da Sabrina Fanfoni


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Il mal di schiena è una delle problematiche più comuni, ma spesso alimentata da miti che generano ansia. Scopri come affrontarlo con un approccio scientifico, senza preoccupazioni e consigli pratici da esperti di fisioterapia per gestire il dolore e migliorare la qualità della vita.”

 

Il Mal di Schiena è Comune e di solito non Pericoloso

L’84% delle persone sperimenta il mal di schiena almeno una volta. Sebbene doloroso, non è necessariamente un segnale di pericolo. Evitare il movimento può sembrare una soluzione, ma muoversi gradualmente è essenziale per il recupero.

 

La Schiena è Resistente e Adattabile

È abitudine “proteggere” la colonna vertebrale da ogni sforzo. In realtà è progettata per muoversi e affrontare le attività quotidiane. Il mito che le articolazioni “escano fuori posto” è infondato. I trattamenti manipolativi non riallineano nulla, ma alleviano tensioni e riducono il dolore.

 

Movimenti e Sollevamenti Non Sono Dannosi

La schiena è progettata per sollevare carichi e compiere movimenti complessi. Il dolore nasce da movimenti mal eseguiti, ma con la tecnica giusta, puoi proteggere la colonna vertebrale durante le attività quotidiane.

 

La Fisioterapia è Fondamentale per il Recupero

Stress, postura scorretta e stanchezza sono spesso cause di dolore, anche senza danni fisici evidenti. Il dolore non è sempre indice di una grave lesione e il riposo prolungato non risolve il mal di schiena. La soluzione migliore è un piano terapeutico personalizzato che includa trattamenti manuali, esercizi e educazione per la gestione del dolore. La fisioterapia aiuta a recuperare la mobilità, ridurre il rischio di disabilità e migliorare la qualità della vita.

 

Affronta la lombalgia con consapevolezza. Non temere il dolore, ma affrontalo con un approccio basato sulla scienza. La fisioterapia offre soluzioni per il mal di schiena, recuperare funzionalità e tornare in forma.

 

scritto da Sabrina Fanfoni


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